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Prevenire è meglio che curare

Dunque, vivere da solo in casa propria è bellissimo, e ok, su questo nessun dubbio, anzi.
Avrei solo bisogno di ottimizzare qualche processo di, diciamo, ciclo passivo applicato all’ambito domestico.
Per esempio, per dirla da cristiano, dovrei imparare a pagare in tempo le bollette della luce, giusto per dirne una.
La bolletta della luce, dovete sapere, è l’unica che ancora non si appoggia direttamente al mio cc perchè sto pensando di cambiare fornitore.
Ad ogni modo il discorso è pressochè questo: una persona normale torna a casa, ritira la posta, apre la bolletta e uno o due giorni dopo al massimo le paga.
Ecco, per una persona normale, per me non è così semplice.
O meglio, gli step sono gli stessi, ma tutto quanto dura circa un mese o quaranta giorni.
Diciamo che, tanto per iniziare, ritiro la posta una volta ogni tre giorni quando va bene. Apro la cassetta, dunque, e tutte le cazzate possibili e immaginabili le tiro su, la bolletta però la lascio lì. Non so perchè, ma deve mantecare un pò nella cassetta, qualche giorno almeno, come il gorgonzola sul risotto al radicchio quando è quasi pronto.
Resta lì. So che c’è, comunque.
Mi riprometto di prenderla in tempi brevi, cosa che puntualmente non accade dal momento che se sto uscendo di casa al mattino sarebbe psicologicamente terribile iniziare col freddo, il lavoro e la bolletta da pagare. D’altronde la sera sono stanco per prenderla mentre in pausa pranzo, se torno, sono sempre di fretta quindi della bolletta manco parlarne.
Se per caso sono con qualcuno, poi, è completamente fuori discussione, mi rovinerebbe definitivamente la serata.
Dopo due o tre giorni così, quando la buca delle lettere è in procinto di esplodere, decido di portarla su a casa. La apro? Ovviamente no, sarebbe troppo. Ho già fatto lo sforzo di portarla su. Per ora la metto sul tavolo della sala, li, vicino alle mele, tra il bollettino del canone RAI che è li da una settimana e il pacco che devo mandare in Messico che è li da due.
Mosso da un barlume di senso civico, infine, passa ancora qualche giorno/settimana e decido di aprirla.
Il momento dell’apertura della bolletta normalmente è abbastanza patetico, in quanto qualche secondo dopo aver adocchiato l’importo, e aver mentalmente dato inizio ad una serie di insulti alquanto esotici contro gli arabi, il costo del petrolio, l’Enel, la guerra in Iraq, Bush, le centrali a carbone e tutta una serie di pensieri affini, comincia una seconda fase di pensieri tutti riconducibili ad una serie di auto-promesse ed auto-imposizioni mentali del tipo “ok, forse in futuro non c’è bisogno di tenere la lampada alogena per le tartarughe accesa 740 ore al mese” oppure “giocare con Giovanni a PES sul 42 pollici fino alle 3 di notte forse non è cosi necessario” o “non terrò sempre accesi i faretti della sala solo perchè fanno atmosfera”, il tutto mentre in sottofondo si sentono nell’ordine stereo a palla, lavatrice con centrifuga a mille e forno che sta andando da due ore.
Ad ogni modo, finito questo momento di auto-censura energetica, che in futuro, manco a dirlo, viene puntualmente disatteso, la bolletta torna al suo luogo di partenza, ossia sul tavolo, accanto alle mele e al canone RAI perchè comunque sono troppo debilitato per procedere al pagamento immediatamente dopo la consapevolezza del mio peccato.
Il momento fatidico del pagamento avviene normalmente dopo il reminder numero trenta del blackberry, il numero quaranta del Nokia ed il numero cento di mia madre.
In realtà il momento del pagamento tramite e-banking, sempre fatto secondo canoni di persona normale, potrebbe essere ottimizzato se esteso a tutte le bollette in attesa sul mio tavolo (chiamasi “economie di scala”), cosa che, manco a dirlo, non accade neanche per sbaglio, dal momento che il singolo pagamento è psicologicamente troppo gravoso per procedere ad un secondo e poi a un terzo (eppoi ho pure pagato il volo e l’hotel a New York, santo cielo, ai miei cash flow dovrò pur pensare).
Incidentalmente, tra l’altro, mentre pago, mi rendo conto che la bolletta è scaduta da circa due settimane e mentalmente spero confido nella magnanimità del signor Enel Energia.

Ora dirai, perchè ti sto raccontando tutto questo?
Il motivo è molto semplice. La prossima volta che vieni da me non chiedermi perchè ci sono tante candele.
No, non sono romantico. Sono solo previdente.

Medio Man

Ho avuto un’infanzia né troppo felice né troppo infelice, una famiglia premurosa ma non ossessiva. Ho avuto una buona educazione ma anche un’ampia libertà, ho fatto alcuni errori ma niente di irreversibile, amici né troppi né troppo pochi.
Non ho avuto malattie gravi o semi mortali. Non ho avuto problemi col complesso d’Edipo né posso vantare sindromi di Peter Pan, fobie da abbandono o manie di persecuzione, tantomeno immani sensi di colpa legati a chissà quale peccato.
Non mi sono (quasi) mai drogato e non sono (per ora) alcolizzato.
Ho sulla coscienza giusto qualche trasgressione che comunque si ferma lì.
Sono sano e lucido, ogni tanto arrabbiato, a volte sereno, a volte disperato (come tutti).
Né bello né brutto, né grasso né magro, nè alto nè basso, né avventuroso né pigro, nè ricco nè povero, né iper-passionale né iper-razionale, né colto né ignorante, né stupido né genio, brillante solo a corrente alternata.
Ho viaggiato abbastanza per avere un quarto di secolo ma non ho mai vissuto zaino in spalla, non ho mai abitato nelle favelas ma nemmeno in un’isola felice.
Non sono stato in guerra, nemmeno in tempi di pace, e non ho mai avuto traumi adolescenziali.
Mia madre non è isterica e mio padre non mi ha mai preso a cinturate; nessun amico di famiglia ha cercato di seviziarmi in tenera età.

Tutto ciò mi porta alla naturale conclusione che non sarò mai un artista.

Low profile

Oggi mi sento abbastanza self-confident, perché quindi non rovinare questo bel momento di autostima e non fare un po’ di outing?
Dunque:

  1. Non ho mai finito un sudoku.
  2. Non ho idea di dove sia il Molise.
  3. Non sono assolutamente capace di infilare il cellulare nel casco e parlare mentre vado in giro in motorino. Ho provato solo una volta con risultati disastrosi.
  4. Dei 50 stati Americani ne ricordo a malapena 15-20.
  5. Per quanti aerei abbia preso nella vita, non mi è ancora completamente chiaro il meccanismo secondo il quale riescono a stare in quota.
  6. Non sono mai riuscito vedere uno “stereogramma” ossia quel giochino che spopolava qualche anno fa dove in una figura 2-D, se sgranavi gli occhi, ne vedevi una in 3-D. MAI. Tutti lo guardavano un minuto al massimo e dicevano “Oh che bello, una nave”, oppure “Oh che forte, un dinosauro”. Io lo fissavo per venti minuti, diventando strabico, e non riuscivo mai a vedere un’emerita sega.
  7. Qualche volta mi taglio ancora facendomi la barba.
  8. Sono stato bocciato due volte alla pratica della patente.
  9. Ancora non mi ricordo di preciso quand’è la notte di San Lorenzo.
  10. Quando a volte non mi ricordo come si dice una certa parola in spagnolo, la dico in italiano e aggiungo una “s” in fondo, come il peggiore dei turisti italiani in vacanza a Ibiza.
  11. Tra il cammello e il dromedario non ricordo mai quale sia quello con una gobba e quello con due.
  12. Per ricordarmi quanti giorni ha un mese mi canto la filastrocca delle elementari.
  13. Donnie Darko sarà pure un capolavoro ma della trama non ci ho capito una mazza.
  14. Avevo iniziato a leggere “Guerra e Pace” ma a pagina 4 mi sono rotto e l’ho mollato miseramente. In compenso ho letto quasi tutto Andrea De Carlo.
  15. Tra il cremisi e il rosso non ho mai capito che differenza ci passi.



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