Tag Archive for 'home sweet home'

Punto della situazione

Riprendiamo un attimo le fila di questo blog (o ex-blog, forse, sarebbe più corretto chiamarlo, viste le mie ripetute lacune), per fare un veloce e doveroso update (scusate ma l’elenco puntato in questo momento è un asset cui non sono ancora pronto a rinunciare).

  • Siamo Campioni d’Europa, oltre che d’Italia per il quinto anno consecutivo. Ora la barzelletta: “Cosa fa un interista dopo che la sua squadra ha vinto 5 scudetti e Champion’s League? Spegne la Playstation” fa davvero ridere, perché è proprio una battuta. Peraltro da perfetti interisti non riusciamo neanche a goderci il successo perché come da copione dobbiamo sempre avere qualche cazzo a cui pensare (leggasi, allenatore per la prossima stagione).
  • A conseguenza del punto di cui sopra, sto facendo un paio di fioretti, di cui in questa sede ne posso esplicitare soltanto uno: niente alcol fino a fine giugno, niente di niente (è passata solo una settimana e mi sembra di morire).
  • E’ finito LOST, serie tv di cui credo di non aver totalizzato neanche 20 secondi di visione cumulata in tutta la mia vita.
  • Mi è scaduto l’account Flickr e siccome sono indigente stavo pensando di non rinnovarlo, quindi al momento non posso caricare le foto di New York e Washington come avrei voluto fare, mannaggia. Troverò comunque una soluzione, non disperate, tra cui anche l’ammettere di NON essere mai andato a New York.
  • Situazione sentimentale, uno splendido disastro. Della serie chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti.
  • Riscopro un po’ di nuovi interessi, ma faccio outing su uno in particolare, nato praticamente per caso, come spesso succede, e non di mia iniziativa: il tango. Non potete capire quanto sia bello sia da vedere che, of course, da ballare. Tra l’altro essendo l’età media dei tangheri (uomini) attorno ai sessant’anni, ho margini di miglioramento praticamente infiniti.
  • A 28 anni e mezzo ho comprato il mio primo prodotto Apple: un iPod (usato, ma come nuovo) con relativo dock. Diventerò un apple addicted anch’io? Chi vivrà vedrà. L’inizio, a parte il fatto che lo posseggo da 5 ore e mi è già caduto, è comunque incoraggiante.
  • Tra poco meno di un mese festeggio il primo anno di vita della casina (il rogito, grazie alla rara incapacità del mio agente, è stato solo il 24 giugno dell’anno scorso). Comunque, niente, mi piace davvero viverci, viverla, e vedere come rispecchi il suo proprietario: disordinata, accogliente, mai banale.
  • Sempre a proposito di date. Siamo nel 2010, ok? Kubrick e Orwell, tra gli altri, per questi anni (circa) ipotizzavano colonizzazioni spaziali, intelligenze artificiali, meccanismi di controllo telepatico, e quant’altro. La realtà è che la verdura mi continua ad andare a male, devo ancora farmi le colonne in tangenziale, devo farmi la doccia tutti i giorni e pulire casa almeno una volta la settimana. Non mi pare che l’umanità si sia evoluta poi così tanto.
  • Ultima considerazione: ho recentemente notato come, che, a dispetto di non avere praticamente più scritto un cazzo di niente di sensato da due mesi a questa parte, continuo a totalizzare un numero non esattamente indifferente di accessi. Ok, ad onor del vero un buon 25% delle persone che mi visita cercano informazioni sulla BMW Serie1, sull’inter o su cosa dire e non dire ai colloqui di lavoro (tutti argomenti su cui peraltro il sottoscritto è ferratissimo..) ma in tutto ciò la mia autostima ne esce comunque rinsaldata. Lo spam in alcuni commenti ovviamente ne è un’ennesima controprova.
  • Ah. Ultimissima considerazione (quella di prima evidentemente era la penultima): se incontro ancora una persona che mi dice che non gli piace quello che scrivo, dedico un post direttamente a lui, con tanto di tag, nome e cognome, indicizzazione nei motori di ricerca, e font 48. Questo non perché non sia democratico, anzi, l’esatto contrario. Credendo molto nel libero arbitrio, infatti, credo fermamente che se non ti piace quello che scrivo sei liberissimo di levarti dai coglioni dal suddetto sito e non tornarci più, evitando quindi di restarci tre ore per poi dirmi che non ti piace quello che scrivo, ok? Il sottoscritto non ne soffrirà, credimi.

Concludo e mi appresto (nell’ordine) a riempire la lavastoviglie, svuotare la lavatrice, stendere, farmi la barba e, se Dio vuole, provare a dormire.

L’insostenibile leggerezza delle tartarughe

PARENTAL ADVISORY: Questo post contiene 6 volte la parola “cazzo”, una volta la parola “fottuto” ed una volta la parola “stronze”. Prosegui solo se hai più di dieci anni e/o non hai intenzione di rompermi i coglioni al proposito.La prefazione del post contiene anche la parola “coglioni” ma ormai l’hai già letta quindi non vale.

Dunque.
Ho preso tre tartarughe d’acqua nane.
Le ho chiamate Sopelana, Balduina e Cadorna in omaggio alle tre città dove in questi anni ho vissuto (Verona a parte, of course). Personalmente propongo la marchiatura a fuoco per chi ha più di 18 anni e chiama le sue tartarughe tipo Leonardo, Michelangelo, Raffaello o Donatello o comunque con nomi originali come la neve in montagna, tipo Tarta o Ruga.
Comunque, divagazioni semantiche a parte, nessun problema, diciamo.
O meglio, un problema c’è.
Perchè bastano tre stronze tartarughe d’acqua a farti capire tante cose, che neanche in un decennio di ex-fidanzate.

Ho comprato una tartarughiera gigante che se vogliono ci fanno le gare di stile libero, gli ho dedicato una cazzo di lampada alogena apposita e durante la notte gliela lascio accesa vicina per timore che abbiano paura del buio.
Quando sono fuori casa gli lascio i cazzo di termosifoni accesi per paura che abbiano freddo.
Praticamente consumano più gas e luce loro di me.
Vado sui blog degli esperti delle cazzo di tartarughe nane per studiare quanta profonda dev’essere l’acqua in relazione alle dimensioni della tartarughiera.
Quando l’acqua gli scende sotto i 22 gradi (ovviamente hanno un un termometro dedicato) gli faccio il refill e quella nuova gliela scaldo col microonde.
Gli compro i cazzo di gamberetti da mangiare, che penso in 27 anni di essermeli comprati massimo due volte per me.
Se di notte mi sveglio vado a vedere se stanno bene.
Se devo fare un cazzo di viaggio di lavoro di più di due giorni stresso i miei perchè vadano ogni giorno a controllare.
E peraltro, tutto ciò, senza ricevere una cazzo di nessuna gratificazione in cambio, so far.

Ecco tutto questo, che di per se non è niente di partilarmente grave, anzi, mi porta però all’inevitabile considerazione che diventerò ciò che ho sempre voluto non essere, cioè un fottuto padre ansiolitico.

 img_1415.JPG

Si chiama diversificazione del business

Anch’io a sto punto –poiché le aziende immagino non siano esanti dal leggere i blog simpatici– faccio il mio coming out ufficiale. C’è la crisi, la precarietà, il mutuo, l’avvocato, le bollette, le vacanze a Miami, tocca insomma arrotondare in qualche modo: sia dunque noto che questo blog è disponibile a parlare onestamente ed apertamente di prodotti di qualsiasi genere in cambio di somme di denaro.
Per “onestamente” intendo “molto bene anche se fanno cagare” e per “apertamente” intendo “in modo subdolo, tale da influenzare il lettore senza che lui/lei ne abbia vera consapevolezza e soprattutto senza dire che lo sto facendo a pagamento”. Per “somme di denaro” invece intendo “banconote di piccolo taglio, usate, non segnate, in una valigetta, a mezzanotte, in un parcheggio di camion nei pressi della zona industriale di Verona Est”.
Penso sia tutto.
Accorrete numerosi.

New entry

C’è, come minimo, un’ottima ragione per accogliere con gioia in famiglia la nuova brunetta tedesca : almeno adesso si parla di meno del mio frigo rosa e del mio divano letto lilla.

La madre di tutte le scene

Grazie a YouTube che mi permette di reperire pezzi del cinema italiano come questo.. sperando solo che nel giro di qualche tempo non diventi autoreferenziale




Chiudi
Invia e-mail