Per ovvi motivi di privacy, nonostante io possieda questo sito non mi è permesso sapere chi ci entra.
Mi è però permesso sapere come qualcuno ci entra, ossia se digitando la URL direttamente, se accedendo da qualche altro sito che mi ha linkato, piuttosto che se ci è finito cercando qualcosa su un motore di ricerca.
Quest’ultima funzionalità, nello specifico, può regalare notevoli emozioni in quanto posso visualizzare anche la cosiddetta «chiave di ricerca», ossia il testo che lo sfortunato visitatore ha inserito (su Google, normalmente, i cui parametri di ranking a questo punto mi lasciano alquanto inquieto..) per andare di lì a poco a parare sul mio sito.
A questo proposito vorrei ringraziare sentitamente chiunque sia finito qui cercando su Google:
- “mangiato iguanodonte”
- “taylorizzato wikipedia”
- “termini efford elapsed”
- “che lavoro fai risp divertenti”
- “youtube disco music mediashopping”
- “quote di mercato quattro salti in padella”
- “traduci reggicalze spagnolo”
- “adulto friend chat en Maracaibo”
Se anche uno solo tra di voi, da allora è rimasto un mio lettore, ci tengo a farti sapere, o personaggio anonimo, che, nonostante il sottoscritto ti reputi una sorta di schizofrenico dissociato, ti voglio bene.
PS: Ah, ho anche cambiato la foto principale del blog.
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Il Messico è una cartolina di mille colori tutti caldi e avvolgenti, che abbracciano il deserto del Nord e cambiano d’intensità dalle foreste tropicali fino alle spiagge caraibiche; è calore e sentimento, è politica, umanità, stoffe fiorate, teschi di cocco, inquinamento da maggiolini wolkswagen, cibo piccante, musica, balli e bandiere.
Il Messico è un caleidoscopio di comparse sullo sfondo di un sole accecante, capace di infiammarsi senza preavviso, capace di stupire il viandante a ogni angolo di strada, come le figure popolari dei “mariachis” o il popolo delle osterie, “las cantinas”.
Il Messico è anche la sua capitale, uno Stato nello Stato, che con 15 milioni di persone si estende a perdita d’occhio, ma è anche i paesini coloniali che ricordano tanto, forse troppo, i vecchi film western.
Il Messico è i suoi abitanti, ospitali in un modo che non ti aspetti, legati con fierezza alle tradizioni che conservano e difendono, come i suoi monumenti, capaci di parlarti.
Il Messico è tutto questo, e molto di più.
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Non c’è niente da fare, ci sono città che hanno in dono una bellezza così particolare che per quante volte ci puoi tornare, troveranno sempre il modo di stupirti e affascinarti.
Siviglia è uno di questi posti.
Nonostante chi stia scrivendo sia un bilbaino convinto, e chiunque abbia un minimo di conoscenza della penisola iberica sa quanto Bilbao e Siviglia siano le due città più distanti che la Spagna possa offrire (in tutti, ma veramente tutti, i significati che può assumere la parola “distante”), non puoi non restare ammirato e colpito da questa città post arabeggiante e dai suoi quartieri più storici come el barrio de santa cruz o la particolarissima triana.
Perché è proprio qui, quando la Spagna diventa Andalucia, che riesce davvero a spaccarti l’anima e ad accorciarti il respiro, a spaventarti, quasi, e allora, certe volte, succede che abbassi gli occhi, succede che li sposti altrove, istintivamente, come fai quando c’è troppa luce o troppo vento, solo che poi, dovunque li appoggi, i tuoi occhi si riempiono ancora di bellezza, di grazia, di meraviglia, perciò non li puoi proteggere, non ti puoi proteggere; puoi semplicemente arrenderti e lasciare che certe immagini e certe sensazioni ti colpiscano lì, proprio lì, tra lo stomaco e il cuore.
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Tutto ciò accadeva esattamente un anno fa..Ancora grazie, ragazzi!
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