Temo che mia madre non sarà esattamente felice nello scoprire che ha 6 punti in meno sulla patente per essere passata col rosso un sabato alle due di notte in Corso di Porta Vittoria a Milano.
Proprio no.
There’s nothing wrong with having nothing to say, unless you insist on saying it
Temo che mia madre non sarà esattamente felice nello scoprire che ha 6 punti in meno sulla patente per essere passata col rosso un sabato alle due di notte in Corso di Porta Vittoria a Milano.
Proprio no.
Io dal 23 al 28 Aprile me ne vado a Santander.
Ovviamente della cartolina o del regalino non se ne parla neanche.
Il Messico è una cartolina di mille colori tutti caldi e avvolgenti, che abbracciano il deserto del Nord e cambiano d’intensità dalle foreste tropicali fino alle spiagge caraibiche; è calore e sentimento, è politica, umanità, stoffe fiorate, teschi di cocco, inquinamento da maggiolini wolkswagen, cibo piccante, musica, balli e bandiere.
Il Messico è un caleidoscopio di comparse sullo sfondo di un sole accecante, capace di infiammarsi senza preavviso, capace di stupire il viandante a ogni angolo di strada, come le figure popolari dei “mariachis” o il popolo delle osterie, “las cantinas”.
Il Messico è anche la sua capitale, uno Stato nello Stato, che con 15 milioni di persone si estende a perdita d’occhio, ma è anche i paesini coloniali che ricordano tanto, forse troppo, i vecchi film western.
Il Messico è i suoi abitanti, ospitali in un modo che non ti aspetti, legati con fierezza alle tradizioni che conservano e difendono, come i suoi monumenti, capaci di parlarti.
Il Messico è tutto questo, e molto di più.
Messaggio di servizio: da oggi e per le prossime due settimane non potrò aggiornare e/o modificare il blog dal momento che me ne vado meritatamente in vacanza dall’altra parte del globo.
Mi rifarò al ritorno, ad ogni modo e, a proposito, sempre quando torno sarà mia cura sistemare un pò sto sito che fa acqua da tutte le parti.
Ciò detto, tra qualche ora faccio Baglioni, e l’idea di non sentire più nessuno, famiglia esclusa (mamma don’t worry!) per un buon 15 giorni, diciamo che tanto male non è..
La mia dieta odierna è stata fino a questo momento così composta:
Ciò premesso, nelle prossime 100 ore circa dovrei andare, a Siena, Firenze, Città del Messico e Monterrey.
Considerando che al momento ho la brillantezza e la vivacità di un tricheco unito ad una voce che potrei far concorrenza ad Amanda Lear, mi sto chiedendo se non sia il caso di scrivere un saggio sulla Legge di Murphy.
Non c’è niente da fare, ci sono città che hanno in dono una bellezza così particolare che per quante volte ci puoi tornare, troveranno sempre il modo di stupirti e affascinarti.
Siviglia è uno di questi posti.
Nonostante chi stia scrivendo sia un bilbaino convinto, e chiunque abbia un minimo di conoscenza della penisola iberica sa quanto Bilbao e Siviglia siano le due città più distanti che la Spagna possa offrire (in tutti, ma veramente tutti, i significati che può assumere la parola “distante”), non puoi non restare ammirato e colpito da questa città post arabeggiante e dai suoi quartieri più storici come el barrio de santa cruz o la particolarissima triana.
Perché è proprio qui, quando la Spagna diventa Andalucia, che riesce davvero a spaccarti l’anima e ad accorciarti il respiro, a spaventarti, quasi, e allora, certe volte, succede che abbassi gli occhi, succede che li sposti altrove, istintivamente, come fai quando c’è troppa luce o troppo vento, solo che poi, dovunque li appoggi, i tuoi occhi si riempiono ancora di bellezza, di grazia, di meraviglia, perciò non li puoi proteggere, non ti puoi proteggere; puoi semplicemente arrenderti e lasciare che certe immagini e certe sensazioni ti colpiscano lì, proprio lì, tra lo stomaco e il cuore.
Finalmente anche i crismi dell’ufficialità hanno confermato che me ne andrò in Messico due settimane a Novembre, permettendomi di mantenere una promessa fatta tanto tempo fa..
Scelta azzardata, ma che però dovrebbe permettermi di evitare le tempeste, i tornadi, gli uragani, il caldo terrificante e la diaspora di turisti americani.
Sicuramente non l’invidia di chi resterà qui, hihi.
«Lei è bella lo so
è passato del tempo ed io
c’è lo nel sangue ancor.
Io vorrei io vorrei
ritornare laggiù da lei
[…]
Queste son situazioni di contrabbando
meglio star qui seduto a guardare il cielo davanti a me.
Messico e nuvole,
Messico e nuvole,
la faccia triste dell’America,
il vento soffia la sua armonica
[…]»
Se in questo momento potessi essere una canzone, vorrei essere “Messico e Nuvole” di Giuliano Palma.
Ma forse si era anche capito.
Va bene, lo ammetto, come ultimo commento prima di svincolarmi verso le meritatissime vacanze avrei davvero tanto voluto lasciare un post sul genere sagace/brillante/ironico e divertente, ma al momento non posso che constatare di avere la lucidità di un bradipo in letargo, temo.
In realtà non è che ci sia troppo da stupirsi considerando che sono circa le 2:10 AM (domattina la sveglia suona sempre alle 8:15, per inciso) e vengo da una serata in cui, nell’ordine, ho fatto le seguenti cose:
- finire tutto, o quasi, di ciò che restava nel frigo (compresi i “Pan di Stelle” e mezza bottiglia di vino rosso già aperti);
- pulire casa, o dargli almeno una parvenza di ordine (per evitare che al ritorno mi prenda una ancora maggiore depressione);
- sistemare il motorino in una location anti-ciulata ma abbastanza lontana da casa (la caserma della polizia aperta 24 ore);
- farmi le valigie;
- chattare una buona mezzora con un’amica all’altro capo del globo;
- cercare di far uscire (senza successo) un divertente geko che ha deciso di trasferirsi a casa mia, autoproclamandosi coinquilino non ufficiale nel periodo in cui lascerò l’appartamento al suo destino;
- vedere Spiderman 3 in DVD con tanto di happy ending (a parte l’amico Goblin che muore per salvarlo, eheh).
Lascio dunque per qualche tempo il sito, augurando a tutti un sincero augurio di buone, buonissime vacanze, a me per primo!
A presto!