Archive for the 'Diario di viaggio' Category

Good mood

Era da un pò che non succedeva.

Da agosto, più o meno.

Già.

Di stare così tanto bene, intendo.

Difficile da spiegare, non so, la sensazione di andare semplicemente sempre meglio. Come di essere più me stesso, di sfruttare pienamente un potenziale di cui finora avevo usato solo una parte.

Già.

O forse, al contrario, è più semplice di quanto io creda.

Soltanto, si sono verificate una serie di circostanze che mi fanno star bene. Punto. E in quello che ho e in quello che non ho, mi sento completo, come se non avessi bisogno d’altro. E vivo di buone sensazioni.

Si in effetti non è difficile.

I fantasmi e i pensieri e i problemi da affrontare giorno dopo giorno sono sempre lì, ci mancherebbe, e non sono nemmeno così ingenuo da pensare lo stato di grazia durerà per sempre, ma se c’è una cosa che ho imparato a ventotto anni suonati è che vivere con l’ansia nell’attesa che passi, è la cosa peggiore che possa fare.

Per cui niente, insomma, me la godo, e va bene così, ecco.

Prevenire è meglio che curare

Dunque, vivere da solo in casa propria è bellissimo, e ok, su questo nessun dubbio, anzi.
Avrei solo bisogno di ottimizzare qualche processo di, diciamo, ciclo passivo applicato all’ambito domestico.
Per esempio, per dirla da cristiano, dovrei imparare a pagare in tempo le bollette della luce, giusto per dirne una.
La bolletta della luce, dovete sapere, è l’unica che ancora non si appoggia direttamente al mio cc perchè sto pensando di cambiare fornitore.
Ad ogni modo il discorso è pressochè questo: una persona normale torna a casa, ritira la posta, apre la bolletta e uno o due giorni dopo al massimo le paga.
Ecco, per una persona normale, per me non è così semplice.
O meglio, gli step sono gli stessi, ma tutto quanto dura circa un mese o quaranta giorni.
Diciamo che, tanto per iniziare, ritiro la posta una volta ogni tre giorni quando va bene. Apro la cassetta, dunque, e tutte le cazzate possibili e immaginabili le tiro su, la bolletta però la lascio lì. Non so perchè, ma deve mantecare un pò nella cassetta, qualche giorno almeno, come il gorgonzola sul risotto al radicchio quando è quasi pronto.
Resta lì. So che c’è, comunque.
Mi riprometto di prenderla in tempi brevi, cosa che puntualmente non accade dal momento che se sto uscendo di casa al mattino sarebbe psicologicamente terribile iniziare col freddo, il lavoro e la bolletta da pagare. D’altronde la sera sono stanco per prenderla mentre in pausa pranzo, se torno, sono sempre di fretta quindi della bolletta manco parlarne.
Se per caso sono con qualcuno, poi, è completamente fuori discussione, mi rovinerebbe definitivamente la serata.
Dopo due o tre giorni così, quando la buca delle lettere è in procinto di esplodere, decido di portarla su a casa. La apro? Ovviamente no, sarebbe troppo. Ho già fatto lo sforzo di portarla su. Per ora la metto sul tavolo della sala, li, vicino alle mele, tra il bollettino del canone RAI che è li da una settimana e il pacco che devo mandare in Messico che è li da due.
Mosso da un barlume di senso civico, infine, passa ancora qualche giorno/settimana e decido di aprirla.
Il momento dell’apertura della bolletta normalmente è abbastanza patetico, in quanto qualche secondo dopo aver adocchiato l’importo, e aver mentalmente dato inizio ad una serie di insulti alquanto esotici contro gli arabi, il costo del petrolio, l’Enel, la guerra in Iraq, Bush, le centrali a carbone e tutta una serie di pensieri affini, comincia una seconda fase di pensieri tutti riconducibili ad una serie di auto-promesse ed auto-imposizioni mentali del tipo “ok, forse in futuro non c’è bisogno di tenere la lampada alogena per le tartarughe accesa 740 ore al mese” oppure “giocare con Giovanni a PES sul 42 pollici fino alle 3 di notte forse non è cosi necessario” o “non terrò sempre accesi i faretti della sala solo perchè fanno atmosfera”, il tutto mentre in sottofondo si sentono nell’ordine stereo a palla, lavatrice con centrifuga a mille e forno che sta andando da due ore.
Ad ogni modo, finito questo momento di auto-censura energetica, che in futuro, manco a dirlo, viene puntualmente disatteso, la bolletta torna al suo luogo di partenza, ossia sul tavolo, accanto alle mele e al canone RAI perchè comunque sono troppo debilitato per procedere al pagamento immediatamente dopo la consapevolezza del mio peccato.
Il momento fatidico del pagamento avviene normalmente dopo il reminder numero trenta del blackberry, il numero quaranta del Nokia ed il numero cento di mia madre.
In realtà il momento del pagamento tramite e-banking, sempre fatto secondo canoni di persona normale, potrebbe essere ottimizzato se esteso a tutte le bollette in attesa sul mio tavolo (chiamasi “economie di scala”), cosa che, manco a dirlo, non accade neanche per sbaglio, dal momento che il singolo pagamento è psicologicamente troppo gravoso per procedere ad un secondo e poi a un terzo (eppoi ho pure pagato il volo e l’hotel a New York, santo cielo, ai miei cash flow dovrò pur pensare).
Incidentalmente, tra l’altro, mentre pago, mi rendo conto che la bolletta è scaduta da circa due settimane e mentalmente spero confido nella magnanimità del signor Enel Energia.

Ora dirai, perchè ti sto raccontando tutto questo?
Il motivo è molto semplice. La prossima volta che vieni da me non chiedermi perchè ci sono tante candele.
No, non sono romantico. Sono solo previdente.

L’insostenibile leggerezza delle tartarughe

PARENTAL ADVISORY: Questo post contiene 6 volte la parola “cazzo”, una volta la parola “fottuto” ed una volta la parola “stronze”. Prosegui solo se hai più di dieci anni e/o non hai intenzione di rompermi i coglioni al proposito.La prefazione del post contiene anche la parola “coglioni” ma ormai l’hai già letta quindi non vale.

Dunque.
Ho preso tre tartarughe d’acqua nane.
Le ho chiamate Sopelana, Balduina e Cadorna in omaggio alle tre città dove in questi anni ho vissuto (Verona a parte, of course). Personalmente propongo la marchiatura a fuoco per chi ha più di 18 anni e chiama le sue tartarughe tipo Leonardo, Michelangelo, Raffaello o Donatello o comunque con nomi originali come la neve in montagna, tipo Tarta o Ruga.
Comunque, divagazioni semantiche a parte, nessun problema, diciamo.
O meglio, un problema c’è.
Perchè bastano tre stronze tartarughe d’acqua a farti capire tante cose, che neanche in un decennio di ex-fidanzate.

Ho comprato una tartarughiera gigante che se vogliono ci fanno le gare di stile libero, gli ho dedicato una cazzo di lampada alogena apposita e durante la notte gliela lascio accesa vicina per timore che abbiano paura del buio.
Quando sono fuori casa gli lascio i cazzo di termosifoni accesi per paura che abbiano freddo.
Praticamente consumano più gas e luce loro di me.
Vado sui blog degli esperti delle cazzo di tartarughe nane per studiare quanta profonda dev’essere l’acqua in relazione alle dimensioni della tartarughiera.
Quando l’acqua gli scende sotto i 22 gradi (ovviamente hanno un un termometro dedicato) gli faccio il refill e quella nuova gliela scaldo col microonde.
Gli compro i cazzo di gamberetti da mangiare, che penso in 27 anni di essermeli comprati massimo due volte per me.
Se di notte mi sveglio vado a vedere se stanno bene.
Se devo fare un cazzo di viaggio di lavoro di più di due giorni stresso i miei perchè vadano ogni giorno a controllare.
E peraltro, tutto ciò, senza ricevere una cazzo di nessuna gratificazione in cambio, so far.

Ecco tutto questo, che di per se non è niente di partilarmente grave, anzi, mi porta però all’inevitabile considerazione che diventerò ciò che ho sempre voluto non essere, cioè un fottuto padre ansiolitico.

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Meglio tardi che mais

Dunque, sembra che una delle mie geniali compagne di viaggio - nello specifico quella che ha il QI superiore al 98% del resto della popolazione mondiale e a cui la sua società paga un MBA alla Columbia - sia riuscita a cancellare SIA dalla macchina digitale SIA dal pc circa un 200 foto della vacanza americana.
Ecco, ora come questo sia potuto succedere, davvero non me lo chiedete, visto che temo rimarrà uno dei grandissimi misteri con cui dovrò convivere per il resto della mia vita, mistero forse pari solo a quello di come abbia fatto Raikkonen a vincere un mondiale di F1, come abbia fatto Gasparri a diventare un ministro della Repubblica, o come all’inventore dei Pan di Stelle non abbiano ancora dato un premio Nobel.
Forse però adesso sto divagando.

Nella sezione apposita, quindi, le foto superstiti (ok, a dire il vero anche l’ordine cronologico di alcune foto sarebbe da rivedere..)

PS1: Se proprio siete pigri, fate prima a cliccare qui

PS2: Il simpatico Flickr ha inoltre deciso di farmi saltare le preview degli altri album.. considerando che tra un’ora ho l’ES Verona-Roma, al momento diciamo che non me ne può fregare di meno. Il we porterà consiglio anche per questo.

Mare dentro

Brutto quando succede.
Vorrei scrivere qualcosa di serio, ma penso solo a cose banali.
Vorrei scrivere qualcosa di divertente, ma non mi riesce.
Vorrei scrivere su qualche avvenimento, ma nelle ultime due settimane mi son successe solo cose che variano dal bruttino al bruttissimo, a parte una, e quindi in generale ho stati d’animo un pò frastornati.
Vorrei scrivere qualcosa di decente, qualunque cosa, su qualunque argomento, che sia l’Inter o la cucina ipocalorica o la vita o la morte o la musica o il tempo atmosferico o il lavoro o la famiglia o le lezioni di portoghese o le arrampicate o che minchia ne so.
E invece niente, cazzo.
Buio completo.
Mare dentro.

Mi riscatto -parzialmente- dicendo che la settimana prossima se gli dei della buona volontà mi assistono potrei anche pubblicare le foto degli USA, quando ancora ero giovine e spensierato e bevevo apple martini a go-go e facevo il bagno al tramonto e giocavo a beach volley e a racchettoni e cantavo al karaoke sbagliando le parole e guidavo una Chrisler bruttissima e mi facevo un tattoo e -me ne rendo conto solo ora- stavo davvero ma davvero bene.

Aνάβασις - κατάβασις

immagine.bmp 

Se capisci la citazione potresti esser degno di premio Nobel della storia antica (che tra l’altro non penso esista).
Se non capisci la foto invece sei semplicemente ritardato.

Ti distingui dal luogo comune?!? Anche no

E mò basta.
Mi sono rotto le palle che ogni volta mi tocca andare all’estero devo comportarmi bene, dissimulare tutti i luoghi comuni e le cattiverie che dicono sugli italiani, dimostrare che i clichè vecchi da decenni sono falsi, quando quasi tutto il resto della rappresentanza del Belpaese fa di tutto per confermarli.
E’ una battaglia persa.
Quest’estate andrò a Miami, e ho deciso che non vale la pena sforzarsi. L’italiano medio all’estero rispettano un particolare standard? Bene, prendo nota e faccio di tutto per adeguarmici. Facile facile.

Andando a braccio, ma nemmeno troppo, le nostre principali caratteristiche viste da fuori, credo possano essere le seguenti:

  1. Gli italiani cantano ovunque. Ottimo. Vedrò di cantare il più possibile. Meglio se a voce alta, tipo in aereo svegliando il vicino che si è appena addormentato. Meglio ancora se stonato. Se la canzone è inglese e non so le parole, le storpio o le invento, l’importante è esser fastidioso. Corro ad impararmi la discografia di Gigi D’Alessio che vado sul sicuro.
  2. Gli italiani si vestono italiano, e sono eleganti. Oggi pomeriggio vado a spendere milleseicento euro all’Emporio Armani per 3 canottiere, 2 bermuda, un’infradito e un foulard, così divento figo come Beckham. Metterò solo quelli tutta la vacanza. Oltre ovviamente ai Rayban oversize che terrò giorno e notte, all’aperto e al chiuso che gli italiani, si sa, non rinunciano allo stile (per chi non lo sapesse, da circa dieci anni i Rayban sono una marca 100% made in italy. Vengono disegnati ed industrializzati dalla Luxottica ad Agordo, sulle dolomiti bellunesi).
  3. Gli italiani amano l’arte. Purtroppo temo che Miami stia all’arte come Enna sta ai canederli. Ho l’impressione che il più grande museo nel raggio di tremila miglia sia il museo del surf, nella migliore delle ipotesi. Qui purtroppo non ci posso fare molto, a parte ricordare con modi fastidiosi a tutti gli americani che conoscerò che li considero un popolo di ignoranti cronici e che non fosse stato per Colombo (italiano, of course) stavano ancora lì a sfregare i bastoncini per fare il fuoco.
  4. Gli italiani sono marpioni. Bene, questo è facile. Sei donna, appena appena passabile, hai superato i 18 ma non ancora i 45? Sappi che con ogni probabilità farò il cascamorto con te. Sono un italiano all’estero, è un mio diritto, me lo sono guadagnato.
  5. Gli italiani sono mammoni. No problem. Chiamerò i miei 10 volte al giorno. Possibilmente lo farò in luoghi affollati e parlando vedrò di far più casino possibile continuando a gesticolare. Viste le mie esperienze pregresse, non dovrebbe venirmi difficile.
  6. Gli italiani mangiano solo pasta e pizza. Vero anche questo. Per sicurezza, qualora dovessi finire in qualche posto che non riconosce la differenza tra il sugo di pomodoro ed il ketchup o che considera il grana alla stregua del taleggio, mi porterò da casa una confezione di pizza Buitoni. Un pò come quando siamo partiti a Madrid per Natale con il pandoro come bagaglio a mano (questo con Giovanni l’abbiamo fatto davvero, giuro).
  7. Gli italiani guidano di merda. Dovremo noleggiare una macchina quasi sicuramente, quindi avrò modo di confermare anche questo luogo comune, non facendomi mancare autoradio a palla e strombazzate di apprezzamento per strada, che sono peraltro rispettivamente in linea anche con i punti 1 e 4.
  8. Gli italiani amano il calcio. Vedrò sulle spiagge di Miami di non farmi mancare neanche l’inarrivabile maglietta azzurra di Materazzi che tante gioie ci ha regalato. E ogni qualvolta se ne presenterà l’occasione ricorderò a tutti che, anche se ancora per solo un anno, i campioni del mondo siamo noi. E la Confederation Cup conta quanto il due di coppe quando comanda spade.

Proprietà transitiva

Sto diventando adulto anch’io! Ho finalmente un avvocato ed una causa in corso in tribunale!
A questo punto ho un dubbio: dovrei smettere di votare PD e tesserarmi per il PdL?
O più probabilmente dovrei farlo solo se il giudice darà una sentenza diversa da quella che mi aspetto accusando non meglio precisate toghe rosse?
Opto per la seconda, anche se come sempre, chi vivrà vedrà.

Ps. per la casa nuova mi son trovato con due scolapasta ma non ho il cavatappi.
Propongo uno scambio alla pari.

Prima persona singolare

Leggo Kundera, rileggo De Carlo, sfoglio Asimov e riscopro De Andrè.
Arredo casa, con calma, e già mi ci immagino dentro, oliato e autonomo, magari con qualcuno che mi sia complementare negli spazi.
Supero tranquillamente i 60 kg in panca piana e si vede.
Ho i capelli lunghi come non avevo dai tempi di Piazza Leonardo.
Sono introspettivo e terribilmente lucido.
Sono ordinato nel lavoro e disordinato nella vita. Assolutamente speculare rispetto a un anno fa.
Esco con un’architetta-arreditrice, e per ora va bene così.
Penso che costruire qualcosa da zero sia per forza più difficile, ma più stimolante.
Penso a Chiara, Antonella, Erika, Stefania, Elisa e a quello che sarebbe potuto essere e non sarà.
Penso che sia giusto così, perchè comunque ho dato ma anche preso tanto di buono.
Non mi pento di niente di ciò che ho fatto e detto, soprattutto.
Vivo i miei 27 anni con consapevolezza e senza fretta.
Credo di essere incredibilmente fortunato, e di non meritarmi tutta questa fortuna.
Ho superato la fase dell’invidia, dei confronti e delle pretese.
Prego ogni tanto, e sono sereno e felice delle piccole cose, e penso che sia un sintomo di maturità.

Buoni propositi per l’anno nuovo

Non in ordine di importanza, propositi per il 2009:

  • andare dal parrucchiere più di 3 volte
  • prendere al massimo 2 multe in macchina
  • pesare un intorno di 70 chili
  • andare a vedere il derby di Milano
  • smettere di comprare vaccate su ebay
  • dare una sorta di stabilità alla mia vita sentimentale, in un senso o nell’altro, che insomma 27 anni cominciano pur a voler dire qualcosa
  • investire le quattro lire che mi son messo da parte, possibilmente in modo furbo (pensavo ad un torneo di texas hold’em, tanto per dire)
  • tornare a Parigi (visto che l’ultima volta che ci sono andato non è stato esattamente piacevole dal momento che mi hanno rubato portafoglio, cellulare, carta di credito, bancomat, biglietto del treno di ritorno nonchè un paio di mai più ritrovati RayBan a goccia)
  • andare per la prima volta nella vita negli USA (east, west, centro, non importa, basta andare)
  • liberarmi dalla schiavitù dei bullet per scrivere i post



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