Un’occasione sprecata. L’ennesima, purtroppo.
Personalmente questo è il genere di notizia che mi fa girare le palle a livelli vertiginosi.
Veloce ma necessaria premessa: circa un anno fa la trasmissione televisiva “le Iene” (che si presenta come una format comico ma che di fatto è uno dei più efficaci programmi di informazione che abbiamo in Italia, il che di per se è già emblematico) scopre una realtà a dir poco desolante riguardante il Parlamento italiano: su un campione preso a caso tra 50 parlamentari, 16 (rimasti comunque sempre anonimi) avevano fatto uso recente di droga.
Quasi uno su tre.
Chapeau!
Neanche l’inchiesta l’avessero fatta a Buccinasco..
Comunque, com’era prevedibile, apriti cielo!
Il Garante che blocca la messa in onda, praticamente tutti i politici che si dichiarano estranei alla faccenda, metà delle persone che, seguendo la più classica delle tradizioni italiche, puntano il dito non tanto contro il (disarmante) risultato dell’inchiesta secondo il quale una discreta percentuale dei nostri parlamentari rischierebbe il carcere, ma contro i metodi utilizzati vagamente fuori dagli schemi.
Come spesso succede, il colpevole passa dalla parte dell’accusatore, e viceversa.
Si punta il dito contro la privacy violata, tralasciando il fatto che il servizio non avrebbe fatto alcun nome, ed i campioni raccolti erano stati mischiati, proprio per garantire l’anonimato delle persone.
D’altronde, si sa, da queste parti fare informazione senza genuflettersi è di per sé sinonimo di sovversione e cospirazione. Manco vivessimo in un romanzo di Orwell.
Invece siamo in italia.
Niente di strano, quindi, purtroppo.
Tornando ai fatti, comunque, ormai il sasso era stato lanciato, e, al di là delle facili ipocrisie, la domanda sulla bocca di tutti era la stessa: è davvero realistico come dato? E’ mai possibile che questi personaggi facciano leggi iper-proibizioniste contro l’uso di stupefacenti, e uno su tre tra questi signori consumi marijuana o cocaina? Io stesso, personalmente, non credevo che il valore potesse essere tanto alto.
Fino ad oggi.
Già perché se non altro quest’inchiesta un risultato l’aveva ottenuto: ai tempi, ricordo, sull’onda dell’emotività si era avanzata una proposta di legge per istituire controlli ufficiali volti a dimostrare che i parlamentari non fossero dei tossicodipendenti.
Ovviamente tutti d’accordo: raccolta di firme, rassicurazioni a mezzo stampa, il caso in Commissione Affari Costituzionali. Bravi. Bis. Finalmente. Un plebiscito, praticamente!
Tra parentesi, da cittadino onesto quale sono, mi sembra pure il minimo! E’ risaputo che le droghe di qualunque tipo, oltre ad essere illegali, fanno male al sistema nervoso e, cazzo, lo voglio sapere se chi mi rappresenta nel più importante dei pubblici uffici si sta facendo partire i neuroni con una polverina che sembra borotalco!
Altro che crisi di credibilità delle istituzioni!
La storia prosegue, comunque, e succede qualcosa? Test in tempi brevi, controlli, ritorno alla credibilità? Ovviamente no, però il disegno di legge, seppur in tempi biblici, passa veramente in Commissione, un’entità trasversale ai partiti che ha il compito di decidere se, quando, dove e come iniziare tali ipotetici controlli.
L’ennesima soluzione “tarallucci e vino” Made in Italy, insomma, ma sempre meglio di niente.
Passano i giorni, i mesi e finalmente il primo (ed unico, a quanto pare) responso di questa task force di cervelli si è avuto nel pomeriggio di ieri. Tali riscontri non si faranno mai, con buona pace di chi ci aveva almeno sperato. Le motivazioni per cui tale proposta non è passata? A dir poco imbarazzanti: in Commissione Affari Costituzionali mancavano praticamente tutti coloro che avrebbero dovuto votare a favore del DDL, mentre erano presenti solo coloro i quali si erano schierati fin da subito contro (senza peraltro aver mai addotto una giustificazione sensata per tale indifendibile presa di posizione).
Risultato, scontato: la legge è saltata.
“Che cosa posso farci? Al momento della votazione non ero presente, sennò ovvio che avrei contribuito”. E certo, come no!
Non prendersi responsabilità dunque, pare confermarsi lo sport nazionale per eccellenza.
E ci tengo a precisare che il mio non vuol essere un discorso moralista (anche perché non ho certo le credenziali per farlo), ma semplicemente il pensiero di chi ritiene che questo concetto – responsabilità – dovrebbe essere il primo onere di chi sceglie di prendere provvedimenti per la collettività, dimostrandosi assolutamente trasparente verso la collettività stessa che rappresenta.
Ma qui, purtroppo, si apre l’ennesimo capitolo sconsolante e assai inflazionato del nostro Belpaese.
Concludendo, comunque, tra i vari privilegi della nostra classe dirigente, da ieri, vi è anche quello di poter far uso indiscriminato delle stesse sostanze che si prodigano a vietare!
Mica male eh?
A proposito, evidenza sui mezzi pubblici di informazione? Per ora pochissima, eccezion fatta per il Corriere della Sera.
Come sempre, quindi, dopo il clamore, le accuse, le iniziative semipopuliste cui tutti si dichiarano d’accordo, il nulla.
Siamo in Italia, d’altronde, niente di strano, purtroppo.


Al peggio non c’è mai fine…
Come la vogliamo mettere con il deputato UDC (e sottolineo UDC… moralizzatori di questa società) che trovato in flagrante con squillo e droga afferma che si dimetterà dal partito e non dalla camera?
Veramente disarmante…