Good mood

Era da un pò che non succedeva.

Da agosto, più o meno.

Già.

Di stare così tanto bene, intendo.

Difficile da spiegare, non so, la sensazione di andare semplicemente sempre meglio. Come di essere più me stesso, di sfruttare pienamente un potenziale di cui finora avevo usato solo una parte.

Già.

O forse, al contrario, è più semplice di quanto io creda.

Soltanto, si sono verificate una serie di circostanze che mi fanno star bene. Punto. E in quello che ho e in quello che non ho, mi sento completo, come se non avessi bisogno d’altro. E vivo di buone sensazioni.

Si in effetti non è difficile.

I fantasmi e i pensieri e i problemi da affrontare giorno dopo giorno sono sempre lì, ci mancherebbe, e non sono nemmeno così ingenuo da pensare lo stato di grazia durerà per sempre, ma se c’è una cosa che ho imparato a ventotto anni suonati è che vivere con l’ansia nell’attesa che passi, è la cosa peggiore che possa fare.

Per cui niente, insomma, me la godo, e va bene così, ecco.

Breve storia di un genio

Recentissimamente è morto, a 90 anni esatti, Jerome David Salinger, scrittore statunitense.
A parte le considerazioni di merito che si possono fare sul personaggio o sul suo libro, leggendo della vita di Salinger non riesco a non venir colto da un moto di ammirazione profonda. Questo scrittore di fatto ha raggiunto fama planetaria scrivendo praticamente un solo, rivoluzionario, romanzo (”Il giovane Holden”, oltre 65 milioni di copie vendute ad oggi, numero ovviamente destinato ad aumentare), circa sessant’anni fa.
Subito dopo la pubblicazione si è ritirato a vita da eremita spostandosi dalle luci di New York, città di cui peraltro era originario, in un paesino di campagna in mezzo al nulla, dove ha vissuto in isolamento fino alla fine dei suoi giorni.
In seguito al “Il giovane Holden” non ha scritto più niente, non ha mai più rilasciato interviste, non è mai più comparso in televisione ed è andato di fatto col tempo ad abbandonare qualunque tipo di legame umano, conducendo una vita sobria e riservatissima, incurante dei milioni di dollari e del resto del mondo che gli chiedeva una continuazione della sua opera maestra.
Personalmente sono sempre rimasto terribilmente affascinato da questo tipo di persone, soprattutto artisti, che nella vita non raggiungono la fama attraverso un lavoro continuo ed incrementale, ma che, al contrario, dal nulla, realizzano una sola, unica, opera eccezionale, e scelgono di fermarsi, vivendo all’ombra del proprio mito che continuano ad alimentare semplicemente non facendo più nulla.
E’ l’elogio della discontinuità, della genialità o, più semplicemente, di quello che per me è il concetto stesso di arte, che per sua definizione non può che essere folgorazione unica, improvvisa ed irripetibile.

Prevenire è meglio che curare

Dunque, vivere da solo in casa propria è bellissimo, e ok, su questo nessun dubbio, anzi.
Avrei solo bisogno di ottimizzare qualche processo di, diciamo, ciclo passivo applicato all’ambito domestico.
Per esempio, per dirla da cristiano, dovrei imparare a pagare in tempo le bollette della luce, giusto per dirne una.
La bolletta della luce, dovete sapere, è l’unica che ancora non si appoggia direttamente al mio cc perchè sto pensando di cambiare fornitore.
Ad ogni modo il discorso è pressochè questo: una persona normale torna a casa, ritira la posta, apre la bolletta e uno o due giorni dopo al massimo le paga.
Ecco, per una persona normale, per me non è così semplice.
O meglio, gli step sono gli stessi, ma tutto quanto dura circa un mese o quaranta giorni.
Diciamo che, tanto per iniziare, ritiro la posta una volta ogni tre giorni quando va bene. Apro la cassetta, dunque, e tutte le cazzate possibili e immaginabili le tiro su, la bolletta però la lascio lì. Non so perchè, ma deve mantecare un pò nella cassetta, qualche giorno almeno, come il gorgonzola sul risotto al radicchio quando è quasi pronto.
Resta lì. So che c’è, comunque.
Mi riprometto di prenderla in tempi brevi, cosa che puntualmente non accade dal momento che se sto uscendo di casa al mattino sarebbe psicologicamente terribile iniziare col freddo, il lavoro e la bolletta da pagare. D’altronde la sera sono stanco per prenderla mentre in pausa pranzo, se torno, sono sempre di fretta quindi della bolletta manco parlarne.
Se per caso sono con qualcuno, poi, è completamente fuori discussione, mi rovinerebbe definitivamente la serata.
Dopo due o tre giorni così, quando la buca delle lettere è in procinto di esplodere, decido di portarla su a casa. La apro? Ovviamente no, sarebbe troppo. Ho già fatto lo sforzo di portarla su. Per ora la metto sul tavolo della sala, li, vicino alle mele, tra il bollettino del canone RAI che è li da una settimana e il pacco che devo mandare in Messico che è li da due.
Mosso da un barlume di senso civico, infine, passa ancora qualche giorno/settimana e decido di aprirla.
Il momento dell’apertura della bolletta normalmente è abbastanza patetico, in quanto qualche secondo dopo aver adocchiato l’importo, e aver mentalmente dato inizio ad una serie di insulti alquanto esotici contro gli arabi, il costo del petrolio, l’Enel, la guerra in Iraq, Bush, le centrali a carbone e tutta una serie di pensieri affini, comincia una seconda fase di pensieri tutti riconducibili ad una serie di auto-promesse ed auto-imposizioni mentali del tipo “ok, forse in futuro non c’è bisogno di tenere la lampada alogena per le tartarughe accesa 740 ore al mese” oppure “giocare con Giovanni a PES sul 42 pollici fino alle 3 di notte forse non è cosi necessario” o “non terrò sempre accesi i faretti della sala solo perchè fanno atmosfera”, il tutto mentre in sottofondo si sentono nell’ordine stereo a palla, lavatrice con centrifuga a mille e forno che sta andando da due ore.
Ad ogni modo, finito questo momento di auto-censura energetica, che in futuro, manco a dirlo, viene puntualmente disatteso, la bolletta torna al suo luogo di partenza, ossia sul tavolo, accanto alle mele e al canone RAI perchè comunque sono troppo debilitato per procedere al pagamento immediatamente dopo la consapevolezza del mio peccato.
Il momento fatidico del pagamento avviene normalmente dopo il reminder numero trenta del blackberry, il numero quaranta del Nokia ed il numero cento di mia madre.
In realtà il momento del pagamento tramite e-banking, sempre fatto secondo canoni di persona normale, potrebbe essere ottimizzato se esteso a tutte le bollette in attesa sul mio tavolo (chiamasi “economie di scala”), cosa che, manco a dirlo, non accade neanche per sbaglio, dal momento che il singolo pagamento è psicologicamente troppo gravoso per procedere ad un secondo e poi a un terzo (eppoi ho pure pagato il volo e l’hotel a New York, santo cielo, ai miei cash flow dovrò pur pensare).
Incidentalmente, tra l’altro, mentre pago, mi rendo conto che la bolletta è scaduta da circa due settimane e mentalmente spero confido nella magnanimità del signor Enel Energia.

Ora dirai, perchè ti sto raccontando tutto questo?
Il motivo è molto semplice. La prossima volta che vieni da me non chiedermi perchè ci sono tante candele.
No, non sono romantico. Sono solo previdente.

Le cinque cose da non dire ad un colloquio di lavoro

1)
- vedo che lei ha studiato Ingegneria.
- arguto.
- ed è uscito con 108.
- ok, sa leggere. ha altro da chiedermi?

2)
- che obiettivi ha per il futuro?
- fregarle il posto nel più breve tempo possibile, non era chiaro?

3)
- mi parli di lei.
- così, in generale, immagino
- sì, ecco.
- odio quelli che mi fanno domande idiote

4)
- nella sua vita ha mai avuto momenti di crisi?
- a meno che uno non sia Superman, di solito accade.
- non si aspettava una domanda del genere, vero?
- no, in effetti no. ma ho il problema che tendo a sopravvalutare chi mi sta di fronte.

5)
- quali sono i suoi obiettivi per il futuro?
- mah, per quest’anno la salvezza, dall’anno prossimo una buona campagna acquisti e la zona Uefa.

Per inciso, non sto affatto cercando di cambiare lavoro, giuro sulle mie tartarughe.
Anzi il mio lo adoro.
Anzi lavorerei gratis.

Come può fare l’Inter a vincere la Champions

Ok, andiamo un attimo controcorrente. E diciamoci la verità.
Abbiamo passato il turno, battuto il Rubin, andiamo agli ottavi. Ok.
Ma l’Inter in Champions fa cagare.
Di brutto.
Cioè, gioca proprio male.
Campo pesante, va bene. Testa al campionato, ok. Stress psicofisico, d’accordo.
Però la realtà è che in Champions fa proprio cagare. Punto.
In campionato diamo la paga, però in Champions, non so per quale alchimia, facciamo vomitare.
Fidatevi, ieri sera ero al Meazza, a vedere quella che mi dicono sia stata una delle migliori partita in Champions dell’Inter quest’anno.
Rabbrividisco al pensiero di come potessero essere le altre.
Parlo con cognizione di causa, quindi.
Fino al secondo gol è stata inguardabile.

Ora, io non sono un calciatore, un ex-calciatore, un commentatore, un addetto ai lavori, nè altro.
Sono solo un tifoso.
Uno di quelli che ha ancora negli occhi i gol di Ronaldo (il miglior attaccante di tutti i tempi), che ha pianto quel maledetto 5 maggio e che si emoziona ancora quando San Siro urla il nome di Materazzi o canta l’inno neroazzurro.
Come tale, dunque, ho la dote di aver visto un milione di partite dell’Inter e quindi, come gli altri tifosi, qualcosa, tutto sommato ne capisco.
E’ che se compri Muntari, ad esempio, e tutti, ma dico tutti, i tifosi interisti dicono “Muntari non è da Inter”, e poi un anno e mezzo dopo vedi che avevi ragione, allora insomma un minimo di voce in capitolo potresti anche avercela.
Il fatto è che è evidente a tutti, ma dico tutti i tifosi, che non solo l’Inter quest’anno non vincerà mai la Champions, ma non ha neanche l’ossatura o la mentalità per provarci lontanamente gli anni a venire.
Non è che il tifoso medio abbia doti di aruspice o divinatorie.
E’ la realtà dei fatti.
Purtroppo non siamo il fottuto Barcellona o Real Madrid, che sfornano campionissimi ventenni dalle giovanili o pagano i fenomeni a peso d’oro. Non siamo neanche una squadra inglese, che ha finanziatori esteri arabi e russi ed in ogni stadio ha praticamente il dodicesimo uomo in campo.
Siamo l’Inter.
Non dico che sicuramente c’è una soluzione al problema, ma un’idea ce l’avrei, e modestamente la propongo.
Voi direte, si ma sticazzi figurati se qualcuno all’Inter legge il tuo blog.
Ebbene, considerando che questo sito viene letto da Ubs, Ferrari, Armani, Gucci, KPMG, McKinsey, Fortis Bank, GSE e non mi ricordo chi altri, dicevamo, nutro qualche speranza che mi legga anche qualche dirigente dell’Inter o che un giorno mi leggerà un dirigente dell’Inter e che possa così ascoltare il mio consiglio.
Considerando, inoltre, che se digiti “Come può fare l’Inter a vincere la Champions” su google vengo come unico risultato, beh allora la voce in capitolo ce l’ho, eccome (ce lo vedo in effetti Tronchetti Provera che dal suo ufficio digita “Come può fare l’Inter a vincere la Champions” e finisce sul mio sito..).
Comunque sia, ecco la mia soluzione al problema:
..Rullo di tamburi..
Luciano Moggi!
Ta-dan.
Semplice no?

Moggi può avere tutti i difetti di questo mondo, ma aveva costruito la Juventus più forte di tutti i tempi, cioè sapeva comprare i giocatori. Serve semplicemente una persona che sappia fare il mercato, cioè uno che capisca quando un giocatore è forte e quando non lo è.
Non è facile come sembra.
Va bene, è brutto e cattivo. Va bene, è interdetto per non so quanti anni dal mondo del calcio, ma nessuno, penso, può impedirgli di parlare di calcio a titolo amichevole e amatoriale, ad esempio, no?
Allora facciamo così, cazzo: ingaggiate Moggi come Area Manager della Saras o della Pirelli o della Telecom o che cazzo ne so e gli date uno stipendio di qualche milione di euro, che se li merita tutti dal primo all’ultimo.
Poi, due o tre volte la settimana (ma sarebbe meglio tutti i giorni), Moratti fa una telefonata strutturata, più o meno, in questa maniera:

Moratti: “ciao, Luciano”
Moggi: “ciao”
Moratti: “ascolta un pò, come lo vedi il Brent a un mese?”
Moggi: “Dovrebbe attestarsi sui 73 dollari al barile, se le scorte restano stabili”
Moratti: “Ottimo, e ascolta le vendite di pneumatici?”
Moggi: “Bene anche quelle”
Moratti: “Bene e, senti, così, chiacchierando in scioltezza, tu lo prenderesti uno come Muntari?”
Moggi: “mmh, direi di no”
Moratti: “e Andreolli lo daresti via alla Roma?”
Moggi: “No, direi proprio di no.”
Moratti: “e così, giusto per sapere, i soldi di Ibra li investiresti in Lucio, Snejder e Suazo o in uno come Fabregas?”
Moggi: “A mio parere direi in Fabregas tutta la vita”
Moratti: “a casa tutto bene?”
Moggi: “sì.”

Ecco fatto. Uno stratagemma molto semplice e nel giro di due anni sei di nuovo in finale di Champions.
Tanto ci voleva, santo cielo?

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Adoooooro la tribuna politica

Più soldi alla ricerca.

Più soldi alla sicurezza.

Più soldi alla ricerca della sicurezza.

Un italiano su tre viene stuprato almeno una volta su cinque, soprattutto donne, vecchi e bambini.

Non è quello che dicono i dati.

Non interrompermi, io non ti ho interrotto.

Ho qui i dati ufficiali e dicono l’esatto contrario.

Io ho i dati dell’istituto nazionale di dati nazionali istituzionali e dicono che i tuoi dati non sono ufficiali.

In Europa siamo il fanalino di coda negli stupri agli stupratori ufficiali, solo la Grecia fa peggio di noi.

Più soldi alla Grecia.

È discriminazione razziale.

Tutte le democrazie avanzate fanno discriminazione razziale.

Siamo l’anomalia europea.

Una settimana fa hai dichiarato “tutte le democrazie avanzate non fanno discriminazione razziale”.

Non è vero.

È vero.

Non è vero.

È vero.

Non è vero.

Sei tendenzioso.

Forse vuoi dire che è una frase estrapolata dal contesto.

È una frase estrapolata dal contesto, ho detto “non tutte le democrazie avanzate non fanno discriminazione razziale”.

Capisco che sei in difficoltà, ma sono tutte balle.

È questo che dite a chi non arriva alla fine del mese?

Abbiamo presentato un disegno di legge che riduce la durata dei mesi.

Così tornano liberi di delinquere.

Questa è demagogia.

Non è quello che dicono i sondaggi.

I maggiori istituti demoscopici dicono che è demagogia.

Non i maggiori istituti demagogici.

Via la demoscopia dalle strade.

I veri criminali non sono i sondaggisti ma i loro clienti.

Dov’eravate quando abbiamo votato l’emendamento che non avete votato?

Lo abbiamo votato.

Tutti ricordano che siete scesi in piazza contro l’emendamento che non avete votato.

Quello era l’emendamento che abbiamo votato in piazza, l’emendamento che non abbiamo votato lo abbiamo votato eccome.

Non è vero.

È vero.

Non è vero.

La gente a casa ricorda benissimo.

I miei dati dicono che la gente a casa non ricorda un bel niente.

Ho qui i ricordi della gente a casa, se vuoi te li leggo.

Ce li ho anch’io e dicono l’esatto contrario.

Forse non hai i ricordi ufficiali.

Ho i ricordi della gente a casa diffusi dal ministero della gente a casa.

Questo non è il contrario di quello che ho detto.

Questa è demagogia.

Già detto.

Non è quello che dicono i dati.

Quali dati?

Gli stupratori a casa lo hanno capito benissimo.

Più soldi agli stupratori.

Più stupratori a soldi.

Questa è demagogia.

Non mi interrompere, io non ti ho interrotto.

L’insostenibile leggerezza delle tartarughe

PARENTAL ADVISORY: Questo post contiene 6 volte la parola “cazzo”, una volta la parola “fottuto” ed una volta la parola “stronze”. Prosegui solo se hai più di dieci anni e/o non hai intenzione di rompermi i coglioni al proposito.La prefazione del post contiene anche la parola “coglioni” ma ormai l’hai già letta quindi non vale.

Dunque.
Ho preso tre tartarughe d’acqua nane.
Le ho chiamate Sopelana, Balduina e Cadorna in omaggio alle tre città dove in questi anni ho vissuto (Verona a parte, of course). Personalmente propongo la marchiatura a fuoco per chi ha più di 18 anni e chiama le sue tartarughe tipo Leonardo, Michelangelo, Raffaello o Donatello o comunque con nomi originali come la neve in montagna, tipo Tarta o Ruga.
Comunque, divagazioni semantiche a parte, nessun problema, diciamo.
O meglio, un problema c’è.
Perchè bastano tre stronze tartarughe d’acqua a farti capire tante cose, che neanche in un decennio di ex-fidanzate.

Ho comprato una tartarughiera gigante che se vogliono ci fanno le gare di stile libero, gli ho dedicato una cazzo di lampada alogena apposita e durante la notte gliela lascio accesa vicina per timore che abbiano paura del buio.
Quando sono fuori casa gli lascio i cazzo di termosifoni accesi per paura che abbiano freddo.
Praticamente consumano più gas e luce loro di me.
Vado sui blog degli esperti delle cazzo di tartarughe nane per studiare quanta profonda dev’essere l’acqua in relazione alle dimensioni della tartarughiera.
Quando l’acqua gli scende sotto i 22 gradi (ovviamente hanno un un termometro dedicato) gli faccio il refill e quella nuova gliela scaldo col microonde.
Gli compro i cazzo di gamberetti da mangiare, che penso in 27 anni di essermeli comprati massimo due volte per me.
Se di notte mi sveglio vado a vedere se stanno bene.
Se devo fare un cazzo di viaggio di lavoro di più di due giorni stresso i miei perchè vadano ogni giorno a controllare.
E peraltro, tutto ciò, senza ricevere una cazzo di nessuna gratificazione in cambio, so far.

Ecco tutto questo, che di per se non è niente di partilarmente grave, anzi, mi porta però all’inevitabile considerazione che diventerò ciò che ho sempre voluto non essere, cioè un fottuto padre ansiolitico.

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Politically incorrect

Il nord del mondo vive alle spalle del sud e l’ovest alle spalle dell’est, almeno questo mi raccontano i libri di storia.
In quanto terrestre boreal-occidentale, quindi diciamo pure rotto in culo, ringrazio sentitamente il caso (Dio) per avermi fatto nascere in un posto dove tre volte al giorno si mangia e a sette anni non si va in fabbrica o non si imbraccia un fucile.
E tuttavia mi domando: com’è che allora alla sera son così stanco? Voglio dire, non è che sfruttare i 4/5 dell’umanità per il proprio lurido tornaconto è psicologicamente troppo pesante? Credo che dovrei pagare qualcuno per farlo al mio posto.

Meglio tardi che mais

Dunque, sembra che una delle mie geniali compagne di viaggio - nello specifico quella che ha il QI superiore al 98% del resto della popolazione mondiale e a cui la sua società paga un MBA alla Columbia - sia riuscita a cancellare SIA dalla macchina digitale SIA dal pc circa un 200 foto della vacanza americana.
Ecco, ora come questo sia potuto succedere, davvero non me lo chiedete, visto che temo rimarrà uno dei grandissimi misteri con cui dovrò convivere per il resto della mia vita, mistero forse pari solo a quello di come abbia fatto Raikkonen a vincere un mondiale di F1, come abbia fatto Gasparri a diventare un ministro della Repubblica, o come all’inventore dei Pan di Stelle non abbiano ancora dato un premio Nobel.
Forse però adesso sto divagando.

Nella sezione apposita, quindi, le foto superstiti (ok, a dire il vero anche l’ordine cronologico di alcune foto sarebbe da rivedere..)

PS1: Se proprio siete pigri, fate prima a cliccare qui

PS2: Il simpatico Flickr ha inoltre deciso di farmi saltare le preview degli altri album.. considerando che tra un’ora ho l’ES Verona-Roma, al momento diciamo che non me ne può fregare di meno. Il we porterà consiglio anche per questo.

Mare dentro

Brutto quando succede.
Vorrei scrivere qualcosa di serio, ma penso solo a cose banali.
Vorrei scrivere qualcosa di divertente, ma non mi riesce.
Vorrei scrivere su qualche avvenimento, ma nelle ultime due settimane mi son successe solo cose che variano dal bruttino al bruttissimo, a parte una, e quindi in generale ho stati d’animo un pò frastornati.
Vorrei scrivere qualcosa di decente, qualunque cosa, su qualunque argomento, che sia l’Inter o la cucina ipocalorica o la vita o la morte o la musica o il tempo atmosferico o il lavoro o la famiglia o le lezioni di portoghese o le arrampicate o che minchia ne so.
E invece niente, cazzo.
Buio completo.
Mare dentro.

Mi riscatto -parzialmente- dicendo che la settimana prossima se gli dei della buona volontà mi assistono potrei anche pubblicare le foto degli USA, quando ancora ero giovine e spensierato e bevevo apple martini a go-go e facevo il bagno al tramonto e giocavo a beach volley e a racchettoni e cantavo al karaoke sbagliando le parole e guidavo una Chrisler bruttissima e mi facevo un tattoo e -me ne rendo conto solo ora- stavo davvero ma davvero bene.




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